Caro diario
Analisi semiotica del film a cura di Carmine Caputo

Fortuna critica

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Innanzi tutto va detto che il film di Moretti, uscito nel novembre del 1993, non riscosse un grande successo di pubblico. Fu solo dopo la vittoria a Cannes con il premio per la miglior regia, che il film, ridistribuito, trovò una discreta accoglienza nelle sale. Alla fine dell'anno si  piazzò alla al ventesimo posto nella classifica dei film più visti in Italia, con circa sei milioni di spettatori, quarto tra i film italiani dopo Il mostro di Benigni, Anni '90 parte seconda (!) e Perdiamoci di Vista di Carlo Verdone.
Tra la critica italiana, non va certo annoverato tra i suoi estimatori Grazzini, che si definisce perplesso di fronte al successo del regista e si domanda se non sia dovuto al bisogno di miti di cui soffrono i cinefili e ad un'oliata macchina pubblicitaria.

Il film, per Grazzini, va inquadrato all'interno di "un narcisismo ideologico che utilizza il cinema come album di ricordi e paniere di sfoghi.".  "L'operina" di Moretti è considerata esponente di quel "...minimalismo di tanto cinema italiano recente (che) si riflette in una coroncina di sorrisi che qua e là sfiorano il comico ma più spesso evaporano nell'insipido per eccesso di leggerezza". Alla fine, per Grazzini, tra uno sbadiglio e l'altro si salvano soltanto la fotografia e le musiche.

Molto più positivo il giudizio di Emanuela Martini, che definisce Caro diario un film acquietato, "non perchè Nanni Moretti sia sceso a compromessi o si sia adattato a quella realtà che non gli è mai piaciuta; ma piuttosto perchè sembra avere accettato il proprio snobismo forzato (...) e deciso di coltivare una solitudine protetta da pochi amici". La giornalista dimostra di apprezzare il finto film secondo che apre il primo capitolo ("concentrati in un minuto, i vizi peggiori del cinema italiano anni '90") e, più in generale, tutta la prima parte "belllissima e intensa". Addirittura, la sequenza del monumento di Pasolini, prolissa e noiosa per Grazzini, qui diventa uno strumento con il quale Moretti '"dimostra un coraggio raro nel cinema italiano di oggi: girare il pensiero e l'emozione solo attraverso l'intensità delle immagini".

Flavio De Bernardinis, autore della monografia su Moretti per il Castoro Cinema,  vede in questo film l'utopia italo-americana di "scaricare i dati culturali in cinema", contro l'intellettualizzazione della Nouvelle Vague francese, riscoprendo l'amore per la realtà di certa cinematografia anni '60. Si tratta, per il critico, di un film che realizza l'esperienza del transito, di un film che "si rompe ma non si nega", di un testo che abbatte i limiti del contesto per mettere in crisi la concezione stessa di film; anzi, Caro diario, per De Bernardinis, è e non è un film, e comunque non rispetta le regole narratologiche più o meno codificate della struttura filmica. Vale la pena riportare per intero un periodo che ci sembrasintetzzare bene il pensiero del critico: "Il diario annota le cose, come si vedono dalla Vespa, dalla nave, da un lettino di ospedale: quelle stesse cose ch! e, strutturate a puntino in un fil m, assumerebbero i contorni certi e mummificati dei pezzi d'arte in un museo, qui, nella collezione cinematografica del  diario, cambiano campo, (...) dove nulla ha significato perchè è solo lo 'zonzo' attraverso che ha senso".

E veniamo ora alla stampa estera. Il Time, magazine statunitense distribuito in tutto il mondo, nel Novembre 1994, un anno dopo l'uscita del film nelle sale italiane, gli dedica un breve articolo. "Caro Diario di Moretti è un brioso viaggio verso la mortalità". Secondo l'autore dell'articolo, Moretti mostra un egotismo più geniale di quelli di Quentin Tarantino o Wes Craven (entrambi autori in quel periodo di film più o meno auto-referenziali come Pulp Fiction  e A Nightmare on Elm Street), poichè, nonostante sia presente in ogni scena del suo film, la sua centralità è di natura scettica, quasi modesta. Il capitolo 'Medici', in particolare, "conclude la sua gita con uno scontro contro il muro della mortalità. Ma ancora non può scuotere la filosofia di Moretti del 'prendila così com'è'. Per questo interessante artista, ne! lla vi ta come sullo scooter, il viaggio è l'avventura".

Su Film Comment, in un articolo a proposito del Festival di Cannes, si definisce l'autoritratto  di Moretti "fuori-servizio, picaresco, e liricamente non-consequenziale". Del film, la rivista sembra apprezzare soprattutto l'ilarità e gli aspetti umoristici, anche se 'si sbilancia' dicendo "Tutta vita umana, più un po' di vibrante timor mortis. Un buon lavoro". Su Film Review leggiamo la recensione di Nigel Robinson: "Vincitore meritatamente del premio alla miglior regia a Cannes, Moretti si presenta a noi in Caro diario con tre capitoli che formano un'istantanea della moderna cultura italiana". E ancora, "Caro diario è un attraente e brillantemente discreta commedia, una gemma di perspicacia e moderato umorismo sardonico". Senza dimenticare la fotografia, che offre "alcune delle più ! mozzafiato ed evocative inquadratu re di Roma e Stromboli che siano mai state viste", il critico  conclude la sua più che positiva recensione definendo la pellicola "lodevole, deliziosa, visivamente splendida e soprattutto divertente".

Concludiamo questa breve rassegna critica dando un'occhiata ai commenti della critica d'oltralpe, che da sempre ha mostrato apprezzare molto il cineasta italiano e in particolare alla prestigiosa rivista cinematografica Cahiers du Cinema. In un articolo intitolato "E la vita continua..." si legge " il diario è al tempo stesso una forma maggiore e minore che permette a Moretti di evitare il fantasma di un grande film (è già stato girato, è Palombella Rossa)." Per il critico il film non è realista, essendo caratterizzato da un indicibile tratto d'unione tra la nostra immaginazione e il mondo che ci circonda.

Si evidenzia soprattutto la libertà che Moretti ha sempre sognato fare sua e il cui prezzo è la solitudine, il vero cuore della pellicola morettiana. "Caro diario è un film sulla solitudine: essa è fonte di malinconia, ma anche di energia". Che il f! ilm si a piaciuto ai francesi, lo dimostarno queste ulteriori righe: "Il piacere che suscita questo film non ha equivalenti nel cinema d'oggi. Perchè l'esultanza è in contatto con un sentimento di felicità segreta, individuale. Caro diario è un film armonioso, musicale. Ci lascia pensare che, per vivere bene, o comunque un po' meno male, non c'è da scegliere tra il desiderio e la ragione. Sono legate in una specie di miracolo. Il miracolo che è probabilmente all'origine di Caro diario." Il numero successivo della rivista dedica ancora un articolo a Moretti, in cui leggiamo: "Caro diario appartiene a quei rari film che chiamano gli sguardi, e i punti di vista multipli".

L'articolo si sofferma in particolare sulla fotografia di Stromboli, paragonandola a quella di Stromboli di Rossellini, ma quello che ci preme osservare è che per l'autore dell'artic! olo, raramente il cinema aveva &qu ot;respirato"  con una tale pienezza come nelle panoramiche di Caro diario.

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