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| giugno 2001 | La stanza
del figlio (2001) la scheda - recensioni&commenti |
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Vivere in provincia ha, a volte, i suoi vantaggi, come godersi le prime visioni per meno di 5 Euro. Non mi son lasciato infatti scappare l'opportunità di andare a vedere il film vincitore della Palma d'oro, oltretutto era un film su NOI Amputati. Il racconto é molto semplice, ma Moretti riesce ad arricchirlo con particolari tratti di certo dalla realtà (sarei curioso di sapere se ha avuto parenti "Amputati" O SE SI é SOLO DOCUMENTATO). Lui (Moretti) é uno psicanalista di successo che vive in una Città delle Marche (Ancona, credo) con una famiglia "normale", composta dalla moglie e due figli, una ragazza sui 16 ed un maschio di circa 18 anni. La prima parte é dedicata ad una descrizione della loro, tranquilla, vita di tutti i giorni, poi, LA TRAGEDIA. Il ragazzo infatti perde la vita a causa d'un incidente in mare (rottura del boccaglio del respiratore?), mentre il padre era corso a casa di un suo paziente, in piena crisi depressiva, perché aveva scoperto di essere ammalato di cancro. Comincia così un'analisi spietata dei risvolti della tragedia: la famiglia,prima unita e felice, si spezza, lui dorme in un'altra stanza, non riesce a mantenere vivo il rapporto con la moglie e la figlia, addirittura cessa di lavorare, non essendo più capace di gestire i problemi psicologici dei suoi pazienti, che egli mostra chiaramente di non ritenere importanti, se confrontati ai suoi. In alcuni gesti, come fare a pezzettini le bucce d'arance o baciare i vestiti del figlio ancora appesi nell'armadio ed in alcune parole ("MI FAI PENA, POVERO CARO!) possiamo riconoscerci tutti. Che fallimento per uno psicoanalista! Non cercate indizi di Aldilà in questo film, non vi é nessun appiglio alla speranza, vi é solo la disperazione ed il dolore cieco DI CHI NON CREDE, ecco SEMMAI, come NON CI DOBBIAMO COMPORTARE! Data la negatività del giudizio morale che emerge dalla mia personale esperienza, NON LO CONSIGLIO A COLORO CHE HANNO PERSO UN FIGLIO DA POCO TEMPO, DICIAMO CHE DOVREBBERO ESSERE PASSATI ALMENO CINQUE ANNI, prima di poter seguire, in modo abbastanza SERENO E DISTACCATO quest'opera, certamente molto bella, ma che non offre alcun aiuto a chi ne ha bisogno, anzi potrebbe peggiorare uno stato depressivo, incoraggiando, anziché la voglia di reagire, quella di lasciarsi andare. Vi sarete certamente chiesti come mai il film abbia questo titolo: lascio a voi scoprirne il perché, posso solo dirvi di tener d'occhio.. ARIANNA. (Claudio, giugno 2001) Ho visto un grandissimo film! Era da tempo che non vedevo un film di così alto livello. Complimenti ancora a Nanni Moretti per l'opera che ha realizzato. Questi film andrebbero visti a scuola. (Giancarlo Buiatti - Scorzè - Venezia - maggio 2001) Allora, intanto aveva ragione l'arbitro non era fallo. Comunque, io che stimo molto Moretti,ma che facevo fatica a vedere,pur apprezzando, i suoi film perche' troppo nevrotici,devo dire che come regia ha raggiunto una forma e stile di altissimo livello.Lo vorrei vedere,anche se sara' impossibile, fare la regia, mettersi a disposizione, di un soggetto non suo. Mi sembra che ogni cm di pellicola sia stato girato con un motivo ben preciso, che le parole stiano diventando un optional, continua il viaggio fra interiorita ed esteriorita,a discapito della seconda. Si dice che sia il film della sua maturita'.Io penso che sia un film suo,marcato in ogni parte, posso solo dire che la scena della predica in chiesa qualche hanno fa avrebbe avuto un altro esito. Va be non ci dilunghiamo,altre due considerazioni. Le
scene piu' belle per me sono il passaggio dallo studio alla casa e
viceversa. Chi non hai mai visto un film di Moretti probabilmente,
non ne godra' abbastanza. La Morante e' brava,e di una matura bellezza
incredibile,buon gusto Nanni. Mi e' piaciuta anche la figlia, molto
credibile. (Beffer - maggio 2001) Stamattina,
quando ho appreso la notizia, ho esultato dalla gioia! "La stanza
del figlio" è il miglior film di questa stagione e sono
veramente contenta che abbia vinto la Palma d'Oro. Questa mail non
vuole assurgere a recensione, ma vuole essere un grazie a Nanni Moretti
rivolto da un'appassionata di cinema. Grazie per la storia che ha
raccontato e per il modo in cui l'ha raccontata. Sinceramente trovo
che "le Monde", affermando che "Moretti non parla più
del presente", forse ha visto un altro film, o forse dicendo
qualcosa che esce dal coro, il giornalista ha pensato di distinguersi
positivamente da un consenso pressochè unanime. Ma in fondo,
se la libertà di parola e di opinione è un diritto sacrosanto,
credo che lo sia anche Non sono proprio un profondo conoscitore di films e quindi minimamente capace di fare una recensione su quelli di Moretti, comunque devo dire che la stanza del figlio mi è piaciuto moltissimo anche perchè vi ho trovato alcune cose che mi ricordano il grande regista Krzysztof Kieslowski (purtroppo prematuramente scomparso), come ad esempio qualcosa dal Decalogo, nella storia che vedeva il padre perdere il proprio figlio che pattinava sul ghiaccio, o alcuni flash (visualizzati con dei colori nella trilogia di film Bianco, Blu e Rosso) riguardanti linspiegabile nesso tra la coincidenza ed il destino presente nei drammi dei protagonisti. (Alessandro - maggio 2001) Siamo giunti ad un momento in cui ci si è stancati di criticare un'etica che non esiste, intendo per essa quella pseudo etica fondata sulla fede anziché sulla ricerca della conoscenza, è giunto il momento di non tanto di crearne un'altra, poiché l'operazione risulterebbe vanificata dal divenire rapido della collettività, quanto piuttosto di ragionare sulla "legge morale" e presentarne i suoi infiniti e realistici aspetti. La rappresentazione di questo nuovo modo di vivere il dolore, con infinite e realistiche sfaccettature, rappresenta oggi uno dei momenti più alti del cinema contemporaneo, chiamato non solo più a narrare la realtà o ad interrogarsi suoi possibili sviluppi, ma per la prima volta da tanti anni ci si chiede come contribuire alla costruzione di un'etica di massa e quindi reale, che sino ad ora non è mai esistita. Il
film "La stanza del figlio" è indubbiamente il frutto
di un faticoso e controverso lavoro che offre agli spettatori uno
drammatico squarcio di vita a colori anche agli occhi dei tanti che
sono abituati a vedere la realtà con lenti in bianco e nero:
è un'opera da non dimenticare, un grazie caloroso a Nanni Moretti.
"Un capolavoro... a Cannes c’è un serio rischio che il film si porti via la Palma d’oro" (Tullio Kezich, marzo 2001)
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